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  XIU XIU [Usa, Kill Rock Stars Rec.] 17/06/2010 h:21:30
XIU XIU [Usa, Kill Rock Stars Rec.]


Durante la serata sarà presente un info point con la vendita dei biglietti-donazione per il Roma Pride 2010
 
 
Il progetto Xiu Xiu (leggasi Sciou Sciou) nasce intorno al 2002 dalle ceneri dei Ten in the Swear Jar, piccola orchestrina in cui sono già presenti, seppur ancora in nuce, tutti gli elementi che prenderanno forma più compiuta in seguito. Forma che potrebbe sintetizzarsi come una crasi tra influssi e stimoli diversi, o anche opposti, in salsa indie-rock: il gay pop anni 80; la new wave, praticamente, in ogni sua espressione; la musica sperimentale contemporanea; il folk ed i gamelan balinesi, il noise e la techno. Il tutto calato in una dimensione torva e dolorosa, agevolata dai testi di Stewart e dalla sua interpretazione sempre sopra le righe, straziata, isterica, continuamente modulata sui registri sussurrato/urlato. Un incrocio tra Robert Smith e Mark Hollis, ma senza requie, nevrotica, apparentemente sempre sul punto di rompersi in un pianto a dirotto.
 
L'ultimo cd, uscito da un paio di mesi, parla chiaro sin dal titolo: Dear God, I hate Myself. Ma la chiarezza, sin'anche brutale, è sempre stato un elemento imprescindibile, tanto nei testi, quanto nell'immaginario che anima il progetto. Si vedano, oltre alla succitata copertina di A promise, l'Ecce Homo di The Air Force, con i suoi richiami al martirio del diverso e l'iperbole dello scontro tra il titolo (la forza aerea, l'aviazione militare) ed il Cristo addolorato e sanguinante per i 'mali del mondo' lì esposto. Il crudo Fag Patrol ad intestazione di un minialbum spoglio e desolato, in cui Jamie, in memoria del padre morto, rilegge in acustico, e quasi completamente solo, alcuni brani del suo repertorio. O ancora il corpo efebico, nudo e legato, di Women as Lovers; il disegno che decora la copertina di Chapel of the Chimes (un bisturi che sta per incidere un polso, a cui fa eco la t-shirt, con un braccio dal polso già sanguinante, su cui campeggia la scritta: "Xiu Xiu, for life"); le foto promozionali dal taglio feticistico; il merchandising esplicito; ecc.
 
Perchè a Stewart non è, certo, estraneo un insano umorismo o più che altro un divertito sarcasmo. Evidente quando, ad esempio, gioca con gli stereotipi iconografici del mondo gay: il divismo camp; i colori fluo; Freddie Mercury e, appunto, Jennifer Lopez. Un circo, ora colorato e sgargiante, ora nero e plumbeo.
 
( di Alessio Bosco, dal sito culturagay.it, www.culturagay.it/cg/saggio.php?id=427 )
 
Ingresso 15 €
 
Dalle 0,30 Partyzan dj set ingresso 3 euro
 
INIT CLUB, Via della Stazione Tuscolana 133, http://www.initroma.com  


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